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domenica 06 aprile 2025 | ore 04:27

Un collegamento... polare!

La glaciologa Simona Grimaldi, dell’università di Catania, in collegamento con la stazione antartica Concordia con gli alunni delle classi terze della scuola secondaria.
Cuggiono - Collegamento con la stazione antartica Concordia

Il 28 febbraio le classi terze della secondaria di Cuggiono non si sono annoiate con le solite lezioni: “infatti tutti abbiamo partecipato al collegamento con la stazione antartica Concordia. Ci ha fatto da guida la glaciologa Simona Grimaldi dell’università di Catania, che sarà la station leader (il “capo”) della campagna invernale in questa base che ospita studiosi italiani e francesi. Di domanda in domanda abbiamo scoperto moltissimi aspetti della vita dei ricercatori in Antartide. C’è chi resta per tredici mesi a Concordia ma, a trascorrere il periodo invernale, di buio totale, sono solo tredici persone, i “winterover” o “invernanti”: per evitare che la convivenza forzata porti a litigare e per combattere l’inevitabile nostalgia di casa hanno l’aiuto di una psicologa, per gestire la fatica e le emozioni. Già, di emozioni ne vivono molte, a partire dagli spazi della loro nuova ‘casa’, le due torri che costituiscono la base: la torre rumorosa, con cucina, mensa, palestra, biblioteca e sale adibite alle mansioni tecniche, e la torre calma, per l’ospedale da campo, la sala radio e le camere da letto. Fuori invece, in una sterminata pianura bianca, ci sono vari container e torri grazie alle quali si effettuano rilevamenti meteorologici, astronomici, carotaggi della calotta di ghiaccio, o dove si raccolgono tutti gli strumenti necessari per lavorare o i rifiuti che devono essere portati indietro. Infatti al Polo Sud non ci sono discariche, per cui viene effettuata una raccolta differenziata minuziosa e a fine campagna la ‘pattumiera’ viene portata sino a Christchurch o Lyttelton, in Nuova Zelanda, dove finalmente può essere buttata. In quel deserto gelato non ci sono animali, tranne l’uomo, e addirittura a fine campagna i partecipanti si ritrovano con pochi anticorpi, dato che hanno vissuto in una condizione quasi totalmente asettica. Per noi studenti è stata un’esperienza entusiasmante, che ci ha fatto conoscere meglio questo continente estremo, in molti sensi!”

di Giulia Conte e Valeria Garavaglia

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