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lunedì 31 marzo 2025 | ore 22:59

Oltre ai dazi di Trump c’è un’occasione da cogliere

Siamo così sicuri che dietro ai dazi di Trump non si nasconda una grandissima occasione per l’Europa soprattutto?
Attualità - Trump torna Presidente

Il mandato del 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America comincia esattamente come da promesse ed illusioni elettorali. “Difenderemo i cittadini americani e rifaremo grande l’America”, predicava durante i suoi comizi, e così il Tycoon, dopo nemmeno un mese alla Casa Bianca, ha già cominciato a mettere in piedi tutte le tessere di un domino, che, a suo giudizio, sarà in grado di risollevare l’America. Aveva promesso, paventandoli con tono tanto minaccioso quanto imperialista, dazi all’importazione su decine e decine di codici tariffari e così è stato. Messico, Canada e Cina i primi colpiti, ai quali seguirà certamente anche l’Europa. Ma al netto delle prime reazioni di paura e sconforto da parte dei paesi che ne subiranno gli effetti, siamo così sicuri che dietro ai dazi di Trump non si nasconda una grandissima occasione per l’Europa soprattutto? Lo dimostra l’economia, che forse Trump finge di non conoscere per il solo scopo elettorale: il dazio danneggia sempre chi lo impone ed è pagato, alla fine, dai consumatori del paese che l’ha introdotto. Seppur l’imposizione dei dazi porti sempre con sé un certo fascino che si lega con l’idea di sostenere le aziende nazionali dalla concorrenza di prodotti stranieri, il motivo per il quale il dazio non funziona è molto semplice: in un mondo dove gli scambi commerciali sono aperti, come il nostro, il dazio non fa altro che aumentare il costo del prodotto importato rispetto al prodotto manufatto localmente. Questo meccanismo consente ai produttori nazionali, cosiddetti “protetti”, di mantenere i propri prezzi di vendita a livelli superiori a quelli che sarebbero di mercato, beneficiando del gap creatosi con i prodotti d’importazione. Il primo effetto diretto dei dazi, infatti, è quello di alimentare l’inflazione. Un effetto potenzialmente pericolosissimo, soprattutto dopo una lotta almeno triennale per ridurne l’impatto post-Covid19. I cittadini americani, a parità di condizioni, pagheranno di più per i prodotti americani. Questo status di “intoccabilità”, poi, che si genererà a favore della produzione locale, avrà l’amara conseguenza di limitare la concorrenza sul mercato. E dove si limita la concorrenza sul mercato, il livello di innovazione e gli standard di qualità non hanno alcuno stimolo sufficiente a crescere, perdendo terreno rispetto ai competitors internazionali. I dazi isolano e soffocano, ma contengono in loro il seme della provocazione. È molto facile per i paesi, le cui merci sono colpite da dazio, cadere nella tentazione di entrare in guerra commerciale. Qui è la grande occasione per l’Europa; la scintilla dalla quale far risorgere lo stagnante mercato comunitario. Non entrare il conflitto commerciale, ma creare una grande alternativa al mercato americano; siglare accordi di libero scambio (l’accordo con il Mercosur è finalmente stato firmato, il Ceta è stato un successo clamoroso…) ed ergersi a rappresentante del libero mercato. Certamente non passeremo indenni alle azioni americane, ma abbiamo davanti a noi la prospettiva di riprenderci un ruolo centrale negli scambi internazionali: liberalizzare, baby, liberalizzare.

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