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Cronaca

"Un dramma": nella Terra Santa in guerra

La parola che ripete è “sconforto”. Quello che ha visto in prima persona negli occhi della gente incontrata e che, al tempo stesso, ha percepito anche dalle diverse testimonianze raccolte. Perché don Emiliano Redaelli, coadiutore della Comunità Pastorale di Magenta, a inizio mese, assieme ad un gruppo di altri sacerdoti della Lombardia, è stato in Terra Santa, in quei luoghi oggi più che mai martoriati dalla guerra.

La parola che ripete è “sconforto”. Quello che ha visto in prima persona negli occhi della gente incontrata e che, al tempo stesso, ha percepito anche dalle diverse testimonianze raccolte. Perché don Emiliano Redaelli, coadiutore della Comunità Pastorale di Magenta, a inizio mese, assieme ad un gruppo di altri sacerdoti della Lombardia, è stato in Terra Santa, in quei luoghi oggi più che mai martoriati dalla guerra. “La situazione è drammatica - racconta il don - Noi siamo stati alloggiati a Gerusalemme, con una sosta a Betlemme, e stando lì non ci si renderebbe conto immediatamente che ci sia un un conflitto, però è durante gli incontri con le persone ci si accorge davvero del dramma che stanno affrontando. Abbiamo avuto, ad esempio, la possibilità di parlare con nostre sorelle e fratelli cristiani e la sensazione è di una grande sfiducia. Certo, hanno sperimentato la guerra in altre occasioni, però stavolta è come se avessero il presentimento che sia qualcosa di ancora più grave”. La speranza per un futuro di pace, insomma, che, ogni giorno che passa, sembra essere sempre meno e tanto lontana. “E’ questo il sentimento maggiormente evidente - prosegue don Emiliano - Come per un normale pellegrinaggio, poi, abbiamo avuto la possibilità di visitare i luoghi santi ed è stato toccante vederli vuoti. Contemporaneamente, ci sono stati momenti di confronto con i frati della Custodia di Terra Santa e con alcuni cristiani del posto, oltre che con l’attuale parroco di Gaza, che quando è scoppiato il conflitto si trovava fuori dal paese e non ha più potuto fare ritorno. Lui ci ha spiegato la tragedia che sta vivendo la sua gente, letteralmente assediata e senza la possiblità di poter uscire o ricevere cure e il minimo necesario per una normale sopravvivenza. In molti ci hanno parlato di una mancanza di fiducia, ma al tempo stesso è emersa una grande fede. Un’altra cosa che mi ha colpito è che si sentono abbandonati e, in questo senso, ci hanno fatto una richiesta, ovvero di far sentire la nostra vicinanza e appunto il fatto di essere stati là ha creato in loro come una piccola apertura per il domani. Ecco cosa serve anche: che il mondo sia vicino”.

IN TERRA SANTA, NEI LUOGHI MARTORIATI DALLA GUERRA

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