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Turbigo

"Ciao Teo, sarai sempre con noi"

Matteo Angotti: il ricordo di mamma Michela e papà Carmine

“Ciao Teo, sarai sempre con noi, nei nostri cuori”. Il dolore è molto, così come molti sono anche i ricordi. Immagini, storie, episodi, ognuno ne ha uno o più di uno. C’è chi li dice a bassa voce, quasi a volerli tenere gelosamente stretti a sé, e chi, invece, vorrebbe gridarli al mondo intero, per far capire a tutti che persona straordinaria era Matteo Angotti, il 16enne di Turbigo morto sabato sera lungo la via XXV Aprile, all’altezza di via Alla Chiesa, “ucciso” da un terribile incidente stradale. “Ciao Teo, sarai sempre con noi, nei nostri cuori”. E’ tutta la settimana che continuano a ripeterlo, e, ancora una volta, lo faranno domani pomeriggio, alle 15, quando tutti insieme si ritroveranno nella chiesa Parrocchiale per dargli l’ultimo saluto. Parenti ed amici sono sconvolti. In via Trento, nella villetta del rione Belvedere dove Matteo abitava, stanno cercando, insieme, di superare questi orribili momenti, di farsi coraggio a vicenda. Con loro ci sono il fratello del 16enne, mamma Michela e papà Carmine. “Un angelo – ce lo hanno descritto – solare, allegro e sempre pronto ad aiutare gli altri. Aveva tanti progetti e diverse passioni: il calcio e la pesca, sopra tutte. Aveva giocato nella Turbighese, fin da piccolo, poi si era trasferito alla Ticinia di Robecchetto con Induno e, ultimamente, a Cuggiono. Aveva fatto i suoi primi allenamenti e avrebbe dovuto tesserarsi in questi giorni”. Michela e Carmine si fermano un attimo: guardano le foto del “loro” Matteo che sono lì, sul tavolo del salotto. “Questo era Teo – continuano – Già da qui si capisce che ragazzo fosse. Sempre sorridente, aveva tanti amici e, soprattutto, un rapporto speciale con il fratello. Ogni tanto litigavano, come succede, ma si confidavano tutto. Sempre insieme, a casa e fuori. Addirittura avevano scelto la stessa scuola”. Ancora uno sguardo alle foto. Hanno gli occhi lucidi mamma Michela e papà Carmine, mentre nei loro cuori c’è dolore e disperazione, ma anche la consapevolezza che Matteo, da lasssù, continuerà a stare loro accanto, a guidarli e consigliarli, aiutandoli nei momenti difficili. Come era solito fare e come ha fatto anche in questi giorni, che non c’è più. “Quando sabato sera – concludono i genitori – in ospedale ci hanno detto che Matteo era morto, subito abbiamo chiesto che venissero donati gli organi. Lui avrebbe voluto così”. E così, infatti, è stato: le sue cornee, le parti di derma e muscoli e le particelle d’ossa prelevate, oggi, quindi, potranno aiutare malati gravi a vivere meglio. Un grande gesto di solidarietà e di altruismo. Segno, l’ennesimo, di che persona speciale ed unica fosse questo ragazzo di soli 16 anni, volato via in una fredda serata di metà ottobre.

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