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Sociale

"Non precari, ma volontari sempre"

Molto spesso, negli ultimi tempi, si sente parlare di coloro che prestano servizio all’interno del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco in forma volontaria. Tale compagine viene assimilata a quella dei lavoratori precari, a volte con toni pesantemente drammatici, identificandoli come individui sfruttati dallo Stato con il solo fine del contenimento dei costi e per evitare obblighi contrattuali. La realtà è, per molti punti di vista, estremamente diversa. Facciamo un po’ di chiarezza, quindi, su chi sono i Volontari e quale ruolo rivestono coloro che prestano servizio in uno dei 300 Distaccamenti, da loro gestiti, presenti sul territorio nazionale. Diversamente da quanto viene propagandato da più parti, non si tratta di persone che attendono un’assunzione da parte del Ministero degli Interni, tutt’altro. Sono, nella stragrande maggioranza dei casi, cittadini che, avendo a cuore la sicurezza dei luoghi dove vivono, si adoperano per garantire un servizio tecnico urgente nei territori limitrofi. La composizione è tra le più eterogenee partendo dagli operai di aziende locali (che molto spesso consentono al dipendente di lasciare il posto di lavoro per qualche ora al fine di prendere parte ad interventi di soccorso) fino ad arrivare ai professionisti (avvocati, ingegneri, dottori, ecc.) ed agli imprenditori. Questa panoramica non solo chiarisce quanto l’appellativo di “precari” non sia calzante riferito ai Vigili del Fuoco Volontari, ma sottolinea ancora una volta il bagaglio di competenze che, grazie a questa componente, sono introdotte nel Corpo Nazionale e nel quotidiano degli interventi. Con il termine “discontinui” si identifica, invece, quella parte della componente che non ha rapporto di impiego con lo Stato, che non opera in Distaccamenti Volontari, ma è in carico a sedi permanenti e si mette a disposizione per prestare servizio a tempo determinato, richiamata dai Comandi Provinciali per periodi di 20 giorni, percependo regolare retribuzione in misura dei giorni di richiamo, tutto questo indipendentemente dal numero di interventi svolti.
È bene precisare che anche i Volontari veri e propri, sopra citati, percepiscono una “retribuzione” ma questa, a differenza di quella prevista per chi è richiamato in servizio, è limitata al tempo effettivo di intervento. Per quanto questo aspetto possa risultare, ad una prima analisi, insolito per chi fa volontariato, è bene ricordare che molto spesso un Vigile del Fuoco Volontario si trova nella condizione di dover lasciare il posto di lavoro (interventi diurni) oppure di dover arrivare in ritardo in ufficio per poter recuperare le ore di sonno perse (interventi notturni). Questo aspetto, unito al fatto che le ore di lavoro perse da un Vigile Volontario, per legge, sono considerate “Permesso non retribuito”, sgombra il campo su qualsiasi dubbio di legittimità nei confronti di tale contributo percepito. Inoltre, come chiaramente esposto dal prospetto allegato, l’esborso complessivo per gli emolumenti al personale volontario è una spesa minima a fronte dell’impegno messo in campo. Proprio alla luce di questa dedizione è doveroso ricordare che ormai moltissimi distaccamenti sono supportati da ONLUS fondate dagli stessi Vigili Volontari, le quali reperiscono fondi per poi donare mezzi ed attrezzature al Corpo Nazionale al fine di garantire il miglior funzionamento possibile dei loro distaccamenti. In diversi casi, addirittura, i Vigili utilizzano a tale scopo l’intero importo dei compensi ricevuti per gli interventi svolti. Sicuramente questo approccio al volontariato e questo esempio di civismo non sembra sia stato riscontrato nella componente cosiddetta “discontinua”. Dai dati si può anche vedere come la teoria del contenimento dei costi che si avrebbe utilizzando il personale discontinuo è pura fantasia. Infatti se si analizza il costo annuo per unità, si nota che quello riferito ai discontinui (39.146 EUR/anno) è addirittura superiore a quello di un professionista permanente (28.554 EUR/anno). Viceversa il costo ad intervento di un’unità volontaria è pari a soli 30,92 euro contro i 241,17 euro di un vigile permanente con un costo annuo per unità di soli 700 EUR/anno. Fermo restando la convinzione, comune a tutti i Volontari, che la componente permanente costituisce un’ossatura fondamentale ed insostituibile del meccanismo di soccorso pubblico e che deve essere in numero adeguato per garantire la corretta operatività delle sedi permanenti, è altrettanto evidente che per poter raggiungere un congruo livello di capillarità sul territorio (come previsto dal progetto Italia in 20 minuti) è fondamentale ed indispensabile lo sviluppo della componente volontaria organizzata in distaccamenti. Questa teoria non è frutto di esotiche elucubrazioni ma è bensì un approccio testato e confermato a livello europeo dove, in paesi come Francia, Svizzera e non ultima la Germania, un massiccia presenza di volontari non solo ha permesso ottimi rapporti di vigili per abitante (Allegato 2), ma ha migliorato la tempestività d’intervento con costi sostenibili senza ridurre la qualità del soccorso, garantita da un costante addestramento e dalla presenza di un congruo numero di professionisti. È doveroso inoltre ricordare che, in Italia come nel resto d’Europa, le strutture volontarie di soccorso antincendio erano presenti ben prima della nascita del Corpo Nazionale che risale al 1941, e tutt’oggi esistono molti distaccamenti che vantano addirittura 250 anni di storia e di presenza operativa sul territorio. Una storia al servizio della comunità. Basti pensare che quando fu istituito il Corpo Nazionale il nostro paese vantava la presenza di 23.000 volontari e di soli 2.000 vigili di professione. Questi numeri danno conto di come, da allora ad oggi, non solo si sia trascurato lo sviluppo del volontariato ma addirittura l’impostazione scelta abbia depresso questa componente portando agli attuali 6.573 volontari operativi nei distaccamenti (anno 2008) contro i 199.200 presenti in Francia ed i 1.346.00 operativi in Germania. Un altro falso mito da sfatare è quello della presunta minore copertura oraria e della assoluta impreparazione del personale volontario. Moltissimi distaccamenti garantiscono copertura 24 ore su 24 del territorio in alcuni casi con addirittura due squadre pronte ad intervenire. Inoltre tutti i Volontari sono ammessi al servizio operativo dopo un opportuno corso di formazione e verifica delle loro competenze da parte di istruttori professionali del Corpo Nazionale. Infine si consideri che chi opera nei Distaccamenti si sottopone ad addestramento periodico mensile al fine di mantenere elevato il livello di preparazione e garantire la migliore professionalità possibile. Pur non essendo professionisti è obiettivo comune di tutti noi il raggiungimento di una professionalità il più prossima possibile a quella del personale permanente. Ultimo ma non di minore importanza è l’impatto culturale che ha un Distaccamento Volontario. Essendo questo costituito infatti da cittadini del territorio di competenza, ha una forte penetrazione nel tessuto sociale concorrendo così a trasmettere alla comunità quei principi di civismo, di senso del dovere, di abnegazione, di spirito di servizio e di amore per la res publica, propri di chi opera nel volontariato ed in particolare in quello del Corpo Nazionale. Il progressivo avvicinarsi dei giovani alle nostre caserme e la presenza costante dei Vigili del Fuoco nella comunità, uniti alle associazioni ONLUS che ruotano attorno ai distaccamenti, rendono i cittadini partecipi delle esigenze dello Stato, aumentando al contempo quel senso di Nazione e di coesione del quale il nostro paese ha bisogno, ora più che mai. Questa è, in estrema sintesi, la realtà del volontariato nel Corpo Nazionale Vigili del Fuoco. Questo è l’impegno di tutti quei Vigili che operano quotidianamente nei Distaccamenti Volontari sottraendo tempo al proprio lavoro (forse questo davvero “precario”) ed alle proprie famiglie, mettendo se stessi in prima linea per rendere il proprio territorio più sicuro. Il nostro orgoglio è quello di essere Vigili del Fuoco a servizio delle nostre comunità e non vogliamo essere scambiati per personaggi in cerca di un secondo lavoro o per procacciatori di impiego pubblico. Lasciateci il diritto di sentirci volontari e se proprio delle parole devono essere spese nei nostri confronti fatelo per aiutarci a rendere le nostre caserme volontarie più efficienti e presenti, perché questo è tutto ciò che a noi interessa.
Il presidente del Coordinamento Regionale
Glauco Bartesaghi

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