Sapori, Energia & Ambiente
Il bilancio della mobilitazione dei 20 mila con le testimonianze dal territorio.
Erano ventimila gli agricoltori della Coldiretti arrivati a Parma da tutta Italia per difendere la salute dei cittadini. Mercoledì 19 marzo era presente anche una numerosa delegazione di agricoltori lombardi da tutte le province, insieme al presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli e al direttore di Coldiretti Lombardia Giovanni Benedetti. La folta rappresentanza delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza, con sei pullman di imprenditori del territorio, era guidata dal presidente della Coldiretti interprovinciale Alessandro Rota e dal direttore Umberto Bertolasi, con consiglieri, dirigenti ed esponenti della struttura.
Un grande corteo pacifico non di protesta, ma a difesa soprattutto delle nuove generazioni, guidato dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, partito dal parco 1° Maggio di Parma per raggiungere la sede dell’Efsa, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare: l’ente incaricato di valutare l’immissione al consumo dei nuovi alimenti che ha sede proprio nella città ducale, simbolo della Food Valley nazionale dove vengono prodotte tante eccellenze della Dieta mediterranea messe oggi a rischio dagli alimenti che l’Agenzia è chiamata a valutare.
Non a caso assieme alle bandiere gialle dell’organizzazione con il tricolore italiano hanno sventolato quelle blu dell’Unione Europea a sottolineare il sostegno all’Europa, ma con una richiesta forte di avere una UE diversa, a cui oggi si chiede più coraggio. Sui centinaia di cartelli esposti dai manifestanti, si leggevano alcuni slogan come “Cibo dalle campagne non dai laboratori”, “Più ricerca medica”, “I cittadini europei non sono cavie”, ma anche “Coltiviamo un futuro di pace”, “Stop alle guerre militari e commerciali” e “L’Europa ci serve come il pane”.
All’Europa è stato chiesto un deciso cambio di passo su temi cruciali come quello della burocrazia che soffoca i nostri agricoltori. C’è bisogno di un’Europa che ascolti davvero i bisogni della gente e non le lobby o le multinazionali, di un’Europa attenta alla difesa dell’identità di ogni Stato.
Coldiretti, come richiesto da illustri scienziati, è scesa in piazza per chiedere che vengano fatti studi medici clinici e preclinici, prima di dare il via libera ai cibi cellulari e di fermentazione di precisione, per tutti i prodotti compresi quelli già presentati prima del 1 febbraio 2025. Un tema importante per l’intera popolazione e secondo un'indagine Noto Sondaggi 2024, sette italiani su 10 si dichiarano contrari al consumo di carne, latte e altri cibi fatti in laboratorio, l'8% in più rispetto al 2023.
"Per noi coltivatori diretti era importante ritrovarsi numerosi a Parma – ha dichiarato Pierluigi Nava, suinicoltore di Busnago e leader dei senior Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza, oltre che della Lombardia - per sostenere la nostra battaglia non "contro" qualcosa, ma "per" un cibo naturale, sano e sicuro. In gioco ci sono la salute dei consumatori e il reddito degli agricoltori ".
"È stata una giornata importante – gli ha fatto eco Sergio Meroni, titolare con i fratelli di un'azienda agricola con agriturismo a Pessano con Bornago -. Qui il mondo agricolo italiano ha voluto ribadire con forza la necessità di conoscere fino in fondo come nascono i cibi cellulari prodotti in laboratorio e, soprattutto, che effetto potranno avere nel tempo sulla salute dei cittadini".
"Io coltivavo riso – ha ricordato Cesare Mascheroni, imprenditore agricolo di Melzo - ma ho dovuto smettere a causa dei cambiamenti climatici che in questi anni hanno causato danni pesanti su tutta l'area della Martesana. La nostra agricoltura deve affrontare già tanti problemi. Ci mancherebbe che l'eccellenza del made in Italy debba scontrarsi anche con il cibo prodotto in laboratorio ".
"Non ce n'è: Coldiretti è sempre la più brava a individuare i problemi che investono l'agricoltura e a tracciare le soluzioni – ha detto Paolo Rosti, cerealicoltore di Merlino, nel Lodigiano, al confine con il Milanese - quando organizziamo le mobilitazioni siamo i migliori e anche questa volta abbiamo fatto centro".
"Oggi a Parma c'era tanta, tantissima gente. Segno che la mobilitazione per chiedere di fare luce sui cibi prodotti in laboratorio, dalla carne al latte, era davvero sentita – ha concluso Claudio Grossi, produttore di mais a Orio Litta (LO) -. Del resto, per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni, è necessario partecipare a iniziative come questa. Dobbiamo far ascoltare le nostre istanze. Anche quando le istituzioni sembrano sorde".
In piazza a sostenere l'iniziativa, oltre mille comuni con molti gonfaloni provenienti da tutto il Paese (per il Lodigiano, in fascia tricolore, c'era l'assessore Rita La Monica a rappresentare la sindaca di Borghetto), tra cui il comune di Pollica, comunità emblematica della Dieta Mediterranea patrimonio Unesco, presente con il sindaco Stefano Pisani. Numerose associazioni di categoria come quella dei consumatori del Codacons e dell’Adusbef, Federbio, Fipe (l’associazione italiani dei pubblici esercizi leader nel settore della ristorazione), rappresentanti di Natura Sì, oltre ad altre sigle che hanno manifestato il sostegno pur non potendo essere in piazza. Presenti anche i rappresentanti di due organizzazioni agricole europee: Juan Luis Delgado, vicepresidente della spagnola Asaja e Patrick Benezit, presidente francese della Fnb, una delle più grandi rappresentanze di allevatori d’Europa.
A supportare la mobilitazione, anche la campagna digitale #facciamoluce, per informare i consumatori sui potenziali rischi di questi prodotti e promuovere un’alimentazione consapevole, radicata nella tradizione agricola italiana. Attraverso sticker simbolici a forma di lampadina e contenuti mirati, l'iniziativa invita a riflettere su ciò che arriva sulle nostre tavole e a dare voce ai dubbi sollevati dalla comunità scientifica.