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Territorio, Salute

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Cinque anni fa l'incubo Covid

La mattina del 20 febbraio 2020, dall’intuito di un giovane medico una diagnosi che avrebbe cambiato tutto in pochissimi giorni: la certificazione del primo caso di Covid all’Ospedale di Codogno.

Sembrava un virus lontano, confinato in una sperduta regione della Cina, si vedevano in televisione medici bardati e pazienti in coda, ma si sapeva e ci si capiva poco... poi, la mattina del 20 febbraio 2020, dall’intuito di un giovane medico una diagnosi che avrebbe cambiato tutto in pochissimi giorni: la certificazione del primo caso di Covid all’Ospedale di Codogno, la ricerca dei contatti, l’analisi di campioni e la scoperta che il virus, così forte e sconosciuto, era già tra noi. L’inizio di un incubo che solo in Italia ha visto perire oltre 220.000 persone, di cui 500 tra medici e infermieri, trovati a fronteggiare un nemico invisibile con delle ripercussioni fortissime sul sistema sanitario. Non c’era un piano pandemico, non c’erano strumenti e dispositivi, spesso i mezzi di soccorso nemmeno riuscivano ad intervenire in tempo. Interi reparti vennero riconvertiti e il premier Giuseppe Conte, quasi quotidianamente, a colpi di decreti ‘chiudeva’ l’Italia. Il lockdown a cui nessuno era abituato: blocco Italia, Europa, Stati Uniti, il mondo... tutto fermo, o quasi. Papa Francesco sofferente che pregava nel silenzio sotto la pioggia, i camion per smistare i defunti, la DAD e lo smart working, le mascherine,... Ne siamo usciti migliori? Purtroppo temiamo di no.

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